Chi sono?

Testo letto da Anna Maria Aglianò in occasione del Trentennale del SETEM Italia 2022, scritto da p. Reyes Muñoz Tónix, scolopio messicano.


«Chi sono?»

«Sei un bambino bello e buono.»

«No, sul serio, chi sono?»

Capivo perfettamente a cosa si riferisse, ma avevo delle riserve a dirgli la verità. Lo vedevo tanto piccolo. Pensavo che non avesse l’età per comprendere. Ma, chi ero io per pensare ciò? Noi adulti crediamo di sapere quale sia il bene per un bambino, ma non cerchiamo di capire quello di cui ha bisogno, quello che sta cercando.

«Dimmi la verità. Da dove vengo?»

Lo guardai fisso negli occhi; erano seri e riflettevano angoscia. Voleva sapere chi era e da dove veniva.

«Non ti ricordi di nulla? » domandai.

Egli cercò nei suoi ricordi tra i frammenti sfuocati della sua corta vita, col desiderio di trovare una immagine custodita nella memoria alla quale potersiaggrappare.

«Di nulla»

«Di cosa?»

«Di nulla.»

Pronunciò queste due parole balbettando, con gli occhi rossi e le mani tremanti. I ricordi sepolti nelle profondità della sua anima stavano affiorando. E infine comparvero le lacrime.

«Conosci mia madre?»

«No »

«Conosci  mio padre?»

«No.»

«Conosci la mia famiglia? Io ho una famiglia?»

«No.»

«Allora non sai nulla di me?»

Noi pensiamo che i bambini non abbiano storia; li trattiamo come se non avessero un passato; pretendiamo di conoscerli quando neppure sappiamo chi sono i loro genitori. Ci fermiamo a guardare gli effetti del loro comportamento senza cercarne le cause. Perdiamo il tempo nel tentativo di trasformarli, mentre loro vogliono solo  essere ascoltati  e capiti.

«Tu sai da dove vengo. Cosa c’è nel mio paese?»

«Terra secca e polvere. E’ verde solo quando piove e fa molto freddo la notte.»

«Io avevo un cane.  Di lui mi ricordo. Mi seguiva ovunque. Gli volevo bene. Gli davo da mangiare e lo difendevo da tutti. Lui sì che mi amava.»

Penso che sia nel suo pieno diritto avere risposta alle domande: “Chi sono? Da dove vengo?”. Gli angosciosi pensieri che in lui generano paura sono associati alla mancanza di risposte. Quando non si ha un punto preciso di riferimento a cui guardare tutto si trasforma in confusione e caos. Che significato può avere la parola madre per chi non l’ha avuta? Che sentimenti suscita la parola padre per chi non l’ha mai avuto? È  un diritto fondamentale della persona sapere chi siamo, quali sono le nostre origini, perché solo partendo dalle risposte a queste domande si può guardare avanti e progettare il futuro.

«Sei un bambino forte, gli dico.»

Egli mi guarda contrariato e sembra scrutarmi nell’anima. Mi sento messo alle strette.

 «Perché vuoi conoscere tua madre?»  gli domando

Il bambino rompe in un pianto silenzioso che cerca di nascondere per la gran pena o per la vergogna.

«PER DIRLE CHE L’AMO E CHE MI MANCA.»

Piccolo mio, anima mia;

ora sono io che piango senza lacrime

e chiedo al cielo un po’ di tenerezza per il mio bambino,

il mio bambino non perché generato da me,

ma perché è nel mio cuore.

Piangi bambino mio, piangi,

liberati da tanto dolore e tanta solitudine,

piangi per ciò che io non comprendo.

           

Passarono così alcuni minuti di dialogo in silenzio, senza che nessuno di noi due dicesse una parola.

«E di tuo padre, ti ricordi?» gli domandai.

«Sì, di lui mi ricordo, però ne parliamo un’altra volta.»

«Come dici tu, piccolo mio. Buona notte»

Reyes Muñoz Tónix. SchP

                                                         Responsabile e Coordinatore degli Hogares Calasanz

                                                                                      di  Città del Messico

Condividi